57. “Mi chiudo fuori”

24 luglio 2012

Volto la chiave nella serratura

e mi chiudo fuori.

Come la Signora dei Fiori in una canzone che amavo.

Lo spazio germoglia qui, dal pianerottolo al giardino,

dal portaombrelli al viale alberato.

E parto alla ricerca di una stazione.

E’ la mia meta, non un passaggio.

Una concatenazione di intenti, di fughe e ritorni.

Di ruote alle valigie, di prezzi troppo alti.

Mi siedo al binario più lontano,

se non lo conosci non lo troverai mai.

Mi sento più a casa così,

nell’incertezza del viaggio e nel degrado dei graffiti.

Nessun addio alle mie spalle,

tutti mi vogliono e nessuno mi fa restare.

Meglio ancorarmi qui, finché posso,

finché la marea di gente che mi reclama

non mi sommerga di insulti travestiti da amore materno.

Mistificare il disprezzo e spacciarlo per apprensione.

E’ troppo scontato partorire con dolore.

Almeno, qui, non devo niente a nessuno.

Almeno, qui, io non sono nessuno.

Vi è solo uno scopo: transitare.

E il banchiere e il barbone hanno qualcosa in comune.

Ho una borsa con pochi averi

e una foto che mi fa da specchio.

Ci sarà qualcuno a cui regalare il mio nome.

L’uomo degli annunci ha la stessa voce ovunque,

e il pensiero di quei numeri

e di quelle destinazioni dallo stesso tono

mi rassicurano e mi rincuorano.

Perché dove si sfreccia io voglio volare?

E’ tanto bello, qui…

Conto i passanti e conto di passare inosservata.

In fondo non ho nulla di speciale

e mi piace non essere riconosciuta.

Ma la città è piccola, e il mondo lo è di più,

e presto o tardi mi richiederanno di provare la mia esistenza.

I miei doveri, le mie scadenze.

Tutti i libri che ho preso in prestito.

Non fare un figlio se sopporti solo te stesso.

C’è sempre un orario del treno a scandire il tempo,

anche se il tempo materiale si è fermato

sul mio peso morto.

Almeno, qui, posso piangere senza chiudere la porta.

Almeno, qui, le mie lacrime si sanno confondere.

E vorrei chiamarti per sentire la tua voce,

ma non ho il diritto di rompere il tuo silenzio.

Così aspetto, e se non altro questo vuoto non mi offende.

Non essere mai al primo posto nell’animo di nessuno.

Poco importa,

senza un biglietto un treno vale l’altro.

E forse quel treno qualunque sono proprio io.

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18 Risposte a “57. “Mi chiudo fuori””

  1. blackblaze ha detto

    non so cosa dire… e pensare che mi considero logorroico… io pensavo di cavarmela con la scrittura..ma il tuo stile è qualcosa di nuovo e vecchio insieme..che si incontrano facendo sesso e lottando contemporaneamente…ogni parola è una sorpresa, ogni parola è un pugno….ed è esattamente quello che deve essere una poesia…fantastica come sempre…….

    Gianni

  2. E’ sempre un’emozione leggerti cara Paola, buona giornata un abbraccio!

  3. cKlimt ha detto

    la sensazione è di avere davanti le tue viscere dilaniate
    E’ un brano potente e al tempo stesso ti trasmette verità…nient’altro che verità (talmente private e personali che le parole si fanno da parte e non resta che un silenzio ammirato.

    • poemonapage ha detto

      Grazie di cuore anche a te, splendido commento. Grazie per aver letto. Per me è un grande regalo sapere che quelle parole vengono lette, ogni tanto. Scrivere è forse una richiesta, un “ascoltatemi, vi prego”…
      Le mie viscere erano dilaniate quando ho scritto questa poesia, e lo sono tutt’ora… Oggi è un altro motivo che mi spinge a logorarmi, ma non riesco neanche a scrivere mezzo verso. Non mi viene proprio. Voglio solo rinchiudermi in me stessa e sperare che arrivi presto la fine di quest’orribile settimana.
      Nulla di grave, comunque. I turbamenti del cuore, ahimè, dilaniano alquanto.

      Un bacio, e perdona lo sfogo.

  4. Simmy ha detto

    Wow è bellissimo…è la stessa sensazione che provo anche io quando – finalmente – vado in stazione e nessuno sa chi sono.

  5. bottepiccola ha detto

    Semplicemente fantastica!Hai il santo dono di catturare completamente chi ti legge e di trasportarlo in punta di piedi nel tuo animo,a provare quelle mille e mille sensazioni che fanno sì star male l’essere umano,ma che lo rendono cmq vivo.. :-)

    • poemonapage ha detto

      Grazie di cuore! Tanto gentile…
      Giusto in questi ultimi due giorni pensavo che la citazione “si muore un po’ per poter vivere” sia azzeccatissima per questa nostra esistenza… Raggiungere apici di felicità è possibile solo se prima o poi la si compensa toccando il fondo (ahimè)… Il dolore ti ricorda che sei vivo, e ti ricorda, per contrasto, il tempo in cui non provavi che piacere.
      Grazie per la riflessione.

      Un dolce abbraccio!

  6. icittadiniprimaditutto ha detto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  7. Soul ha detto

    E’ un emozione fisica leggerti che sale e sale dentro.
    Mi piace…mi piaci!
    Sei fantastica buon proseguimento per tutto carissima Paola.
    Un abbraccio
    Soul.

    • poemonapage ha detto

      Ciao Soul!
      Perdona le mie lunghe assenze.
      E’ che tra una pagina e l’altra, tra una poesia e l’altra, c’è una vita che scorre e che non sempre ci dà quello che vorremmo. A volte è splendida, davvero. A volte sento quasi di aver troppo. Altre volte è un pugno nello stomaco. Oggi sono più in questa seconda fase dell’esistenza (la mia esistenza), ma ti ringrazio per le fantastiche parole che mi riservi sempre.
      Questo dolore di oggi è un dolore inutile, senza scopo. Dolore puro, senza fronzoli. Non riesco neanche a scrivere una poesia. E’ un dolore non costruttivo.
      Passerà.

      Un bacio grande!
      Paola

  8. silevainvolo ha detto

    E’ come quando butti l’acqua sporca dopo aver lavato i piatti, scorre sempre via è la sua natura, come la nostra, continuare a mangiare e poi lavare i piatti. Lo sai tutto scorrerà via (io non usero’ mai lavapiatti, è uno spreco, e poi questa fatica di vivere ci rende semplicemente umani )

    • poemonapage ha detto

      “Tutto scorre via” può essere un’arma a doppio taglio. Il male passa, ma anche il bene allora. Eh già, il bene. L’amore. L’amore può passare, la stagione può finire. E quando si subisce la fine di un amore è davvero tragico.

      Splendido il paragone coi piatti!!!

      Un grande bacio.

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