3. “Ma dove, dov’è il tuo cuore? Ma dove è finito il tuo cuore?”

13 settembre 2011

(titolo da “Hotel Supramonte”- F. De André)

Idiota, come una donna innamorata.

Ferita, come una macchina ammaccata.

Condannata, da un criminale giudicata,

da una vecchia disegnata, da una bimba consigliata.

Sparita, come aria mai veduta.

Sentita, come aria soffiata.

Corrosa, una poesia quale prosa.

Corposa, una montagna come sposa.

Sognata, una realtà mai avverata.

Sperata, ma di verde mai vestita.

Spogliata, una foglia già caduta, una quercia caducata,

una mela già mangiata, una primizia già scaduta.

Una cravatta allentata, una stella un po’ caduta,

una bocca mai baciata, libera incatenata,

rea pregiudicata, ladra incensurata.

Cantata, ha una voce un poco muta.

Costosa, una offerta dispendiosa,

una vergine maliziosa, una puttana timorosa.

Curiosa, una sorpresa già scartata.

Stonata, una nota già azzeccata.

Picchiata, una pelle deturpata.

Uccisa, sopravvissuta un po’ derisa.

Elogiata, una Venere imbruttita,

una magra appesantita, una musa non gradita.

Delusa, per quella musa non si ha scusa.

Essiccata, una passione consumata.

Passata, una giovane invecchiata, una pagina ingiallita,

una stoffa rattrappita, una festa un po’ finita.

Sfumata, come tinta scolorita.

Simboleggiata, una santa scomunicata.

Spettinata, una riccia ordinata.

E poi amata, quale estrosa un po’ normale, mediocrità originale,

una notizia da giornale, un artificio naturale.

Compostezza un po’ volgare, un peccato quel finale,

un principio terminale, conservatore sentimentale.

Doppia, una eterna finta coppia.

Unilaterale, quell’amore è surreale.

Lontano, come l’uomo e la sua mano.

Distante, il cuor di lui è latitante. E la sua mente,

non ti lascia indifferente, poetessa tu del niente,

cantore lui suadente, vincitrice già perdente.

E io t’amo… io son fiore e tu sei ramo.

Silente, in un gemito impaziente.

Perdono, non emetterò quel suono.

‘Fa niente’, la tua anima strafottente.

Ancor sola, non mi consola una parola.

Attesa, per una mai prevista ascesa.

Sospesa, in realtà immaginata, tra una mappa e una cascata,

didascalia comprovata, indicazione sperimentata.

Usata, quella mappa l’hai stracciata.

Poi fuori, sono sulla staccionata, la tua auto hai accesa,

e lì sola m’hai lasciata, dispersa indifesa.

Teoria accertata, una donna mai amata è una donna abbandonata.

E se mi hai mal considerata, non mi hai mai capita.

2 Risposte to “3. “Ma dove, dov’è il tuo cuore? Ma dove è finito il tuo cuore?””

  1. dicksick said

    Emozionante… (e straordinaria citazione in apertura!)

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