5. “Prima notte di neve”

14 settembre 2011

Dentro un bianco di porcellana,

dentro la custodia di questa mattina,

il cielo sui tetti dorme in sordina.

Riposa fuori orario,

riposa stanco mentre fuori fa giorno,

e senza preavviso si colora il ritorno.

 

Da mezzanotte a mezzogiorno

la notte è intera, a pezzi è diurno,

e senza spezzarsi si delinea il contorno

delle vite di questa gente, della gente che vivrà.

Allora scia finché c’è neve, finché nevicherà.

Ti ho sorretto, io corrimano,

ti ho guidato, fino a lontano.

Invisibile balaustra in questa tua giostra.

E col tuo incedere insicuro

io nel silenzio ti facevo da muro.

T’ho visto alzarti sul sentiero di ghiaccio,

rialzarti, lo giuro!

 

Poi un dì che fuori c’era la luna,

in un gioco di sguardi che m’ha portato fortuna,

ci siamo baciati, ci siamo sfiorati.

E mentre aurea era la stella

che nel buio giù cadeva,

t’ho chiesto “raccogli la sua polvere,

a tuo rendere!”.

 

E tu con le comete nei tocchi,

ed io con un lago negli occhi,

mi tremavi lo sguardo, tendendo la mano.

Ti ho detto “acqua di sorgente”,

ti ho detto “liquido di distilleria,

qualunque sia la tua consistenza,

portami via!”

 

Ma se valanga tu fossi adesso,

io in te sprofonderei volentieri,

e con il pieno del tuo inverno

riempirei i dolori.

E quando forte di questo canto

piangerò l’eterno rimpianto,

dirò “scusa di averti amato. Scusa

di averti voluto!”.

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