7.

18 settembre 2011

Il miracolo di questa neve rende questo momento eterno

per ogni fiocco bianco che attecchisce al terreno

o che si posa sulle foglioline del cespuglio

al di là di questa finestra, nel buio della notte più chiara che c’è.

Hai mai fatto caso al cielo quando ci soffia la neve?

E’ più lucente del solito. Forse è il colore del suo sorriso,

così tanto lieto. Guardo stupita al di là del vetro

la magia di un natale alle porte. E fiocco dopo fiocco

scarto il tuo regalo per me. Quel regalo che hai tenuto

solo per me, fatto di letti di prati morbidi,

di ricordi ovattati da melodie che ho dedicato all’incanto di noi,

di illusioni nel sogno avverate, come vederti passare di qua,

sul tappeto soffice di candore e gelo,

vicino alla finestra della sera divenuta notte,

accanto al lampione che disegna la cornice dello spettacolo,

con la sua luce raffreddata dall’inverno

e raccolta sotto una coperta di suggestioni e piccole albe.

Cambio canzone. Resto sola ad aspettare la neve di te,

che non verrà. No; lei non verrà, mio dolce Valentino.

Un passante passa, rapido scorre sul marciapiede.

Lui ritorna e io lo invidio che ha qualcuno a cui ritornare.

Non pensavo che le mie lacrime potessero avere

la stessa consistenza delle gocce di neve fatta pioggia.

Le vedo scorrere e piangere giù dalle foglie,

immobilizzate dalla malinconia del freddo che le riveste.

Un pezzo di me si specchia in quell’acqua triste,

e non riesco a dormire. Questo jazz mi accompagna il cuore.

Queste note mi cantano. Non mie le parole, ma loro,

seppur dentro di me, in fondo. Sono sola.

Come il fiato di questo strumento, come la vita di questo musicista.

Ma sento da lontano che si apre un portone…

Sarai forse tu e la tua chitarra, o più probabilmente

la sveglia di un sogno ad occhi svegli dal sonno.

Ammiro ancora la neve, e a ogni chicco di splendore

associo un rumore, un suono di tasto da pianoforte,

o una percussione leggera. Voglio dare un nome

a tutte le parti di te, così da comporti in musica

e restituire alla natura la tenera sorpresa

di averti come suo nuovo elemento.

 

4 Risposte to “7.”

  1. max said

    DONNA

    Nessuno può immaginare

    Quel che dico quando me ne sto in silenzio

    Chi vedo quando chiudo gli occhi

    Come vengo sospinta quando vengo sospinta

    Cosa cerco quando lascio libere le mie mani.

    Nessuno, nessuno sa

    Quando ho fame quando parto

    Quando cammino e quando mi perdo,

    nessuno sa che per me andare è ritornare,
    e ritornare è indietreggiare

    che la mia debolezza è una maschera
    e la mia forza è una maschera

    e quel che seguirà è una tempesta.

    Credono di sapere

    Ed io glielo lascio credere

    E creo.

    Hanno costruito per me una gabbia
    affinché la mia libertà fosse una loro concessione

    E ringraziassi e obbedissi

    Ma io sono libera prima e dopo di loro, con e senza di loro

    Sono libera nella vittoria e nella sconfitta

    La mia prigione è la mia volontà!

    La chiave della prigione è la loro lingua

    Tuttavia la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio

    E al mio desiderio non impartiscono ordini.

    Sono una donna.

    Credono che la mia libertà sia loro proprietà

    Ed io glielo lascio credere

    E creo.

    (Joumana Haddad)

    • Grazie, Max!
      Grazie per questa splendida poesia e per essere passato giusto su questa pagina, vuota, senza commenti, senza titolo, senza immagine. Grazie.

      Penserò a come sia donna e a come la mia libertà non appartenga a nessuno… E creare mi rende ancora più libera…

      Un caro saluto!

  2. ps: mi lasceresti il link al tuo blog? Non riesco a collegarmici…

  3. max said

    ho voluto sporcare con una mia orma il candore di questa neve con materica spatolata.
    mi piace l’accostamento al jazz…. un modo di creare in libertà .. un modo di creare musica d’istinto.
    la poesia vuole essere l’approvazione per la tua libertà di creare parole

    ciao
    massimo
    http://ilricordoperduto.wordpress.com/

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