Scosto le tende celesti di questa lunga nottata

e intravedo sfumature albeggianti di noi.

Il sole tiepido che scalda le ombre

dà luce all’oscurità che desideriamo ci occulti,

in un girovagare di parole e di strade intimidite.

Ogni curva sposta una lancetta

e ogni minuto in più

ci arrossisce del mattino incalzante.

Suadente come il canto di una sirena,

l’idea di fare l’amore con te è dolcemente insinuante.

Viaggio dietro di te.

Le mie mani si aggrappano al tuo sedile

poiché desiderano la tua schiena.

Percorro con gli occhi i paesaggi

che dalla tua nuca conducono al tuo collo

e immagino la geografia del tuo corpo

orientare i miei movimenti.

Non so esprimermi con la voce

perché la voce trema d’afflato poetico mancato.

Se solo ci fosse poesia…

Se ci fosse, ne perpetuerei l’esistenza in divenire

e, delicata, mi inebrierei della musica del tuo profumo

 – una trama di note che mi salgono alla testa,

suonando mute alle orecchie di chi non ascolta.

Sarà la bellezza

che suole passarmi accanto senza salutare

e l’insicurezza

che si contempla quotidianamente nel mio specchio

a creare questo mio prorompere di silenzio.

Così, malata di temporanea afonia,

faccio calare involontaria il sipario dell’aurora,

a disgiungere la nudità delle mie intenzioni

da un desistervi desolato.

Sappi, però, che non mancherò di sbirciare

al di là della tenda che cela il mio imbarazzo,

in attesa di poterlo finalmente sublimare

in un intenso e timoroso “ancora”.

 

 

 

 

La bellezza mi è sfrecciata accanto

 mille volte senza salutare.

Vivo nel mondo dell’immagine

ma vorrei vivere in quello del suono,

dove gli occhi chiusi non destano paura.

Parlo per mancanza, penso per privazione,

 lo so. Le mie sono solo le parole egoiste

di chi non è capace di eguagliare

la meraviglia del mondo.

Vedere come vengo male in fotografia

mi ricorda di come vengo male

nella vita reale – non c’è luce

o buio che tengano.

Oggi sei quello che l’occhio vede,

e guardare la mia immagine

mi mette sempre tristezza.

C’è qualcosa che posso fare per me?

Solo scrivere versi sciolti

sedendo accanto a un cappottino rosso

di quando ero bambina.

Già allora strappavo le pagine

delle riviste di moda

per deturparle dalla loro patinata

perfezione, quasi desiderosa di condividere

con esse il mio sentirmi a pezzi.

Davvero eccello in bruttezza?

Secondo queste pagine

molto probabilmente sì.