Se tu fossi regista, e io attrice,

ora mi potresti riprendere ascoltare

il suono dell’acqua cadere dalle tue dita.

Come vorrei essere pianoforte.

Esaudire il tuo sogno d’infinito

attraverso i miei tasti

e farti sospirare in bianco e nero.

Tu, che dell’arte sei allievo e maestro,

ne trarresti da artigiano della musica

il massimo splendore,

e beati ne sarebbero i presenti.

Beami ancora un po’ di queste perle di catarsi,

oh immagine sublime

che di quest’apostrofe sei referente,

e lasciati dar vita

nel buio creativo di questa stanza da letto.

Un tempo mi dicesti serio,

con l’onestà di un ubriaco,

che sarei dovuta diventare pianista.

Smettere di bramare le tue corde

per concedermi ai tocchi sopraffini

delle piume sulle ali.

Angelico fosti allora,

nella verità segreta di una frase non più ricordata;

e ci sono io che la raccolgo ora,

lettera dopo lettera,

per renderle giustizia e ricostruirne la memoria.

Mi sciolgo i capelli incatenati

e respiro libertà.

Sono libera di credere che le tue esortazioni

fossero per plasmarmi amante perfetta;

che gli occhi tiepidi nonostante il freddo

non mentissero sul loro stato di vita.

Tu non menti mai.

Piuttosto fai rispondere il silenzio,

non sporcandoti le mani,

ma non menti mai.

E se prometti ciò che non puoi offrire

dimentichi di aver messo la mano sul cuore,

così la promessa non avrà più alcun valore.

E’ per questo che ti credo incondizionatamente,

e non ho aspettative sul tutto

e non ho aspettative sul niente.

Saperti a mille chilometri da qui è angosciante.

Riascoltarti nelle note mai create

della pianista che c’è in me

inasprisce di surreale quest’inquietudine

e dà un sottofondo propenso all’infondata attesa

di un’ascesa alle più ultime realtà.

Vaneggio mentalmente.

Chiamo le canzoni con la forza del pensiero

e mi illudo che tu le possa origliare.

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41. “Jolene”

19 dicembre 2011

Attendo, senza voglia di raggiungerlo,

l’istante in cui mi dirai “non ti voglio”.

Chi vuoi, tu, stanotte?

Maledizione alle belle labbra altrui,

sempre più sirene delle mie.

Maledizione ai loro richiami disonesti,

eco di un’antica speranza disattesa.

Marcisce un po’ il mio cuore

nel percepire l’avvicinamento alla mia data di scadenza.

Io vorrei sempre essere frutto

tra le foglie di un albero in fiore.

Vorrei essere un dolce non ancora spartito.

Vorrei essere un foglio bianco

tra le pagine del tuo libro di poesie,

o se possibile

una parola fresca d’inchiostro rosso.

Vorrei non maturare mai.

E mi lascio prendere dai timori d’addio

e dalle tue mani distanti,

e mi si secca la bocca dai troppi baci

o dalle parole non dette.

Squilibrata come sei solita essere,

cammini sulla linea gialla della banchina

noncurante del treno che sta per passare.

Vorresti essere all’aria aperta,

a respirare reciprocità

in parchi a forma di cuori,

ma sottoterra l’ossigeno scarseggia

e la felicità è rarefatta.

Non innamorarti del sole,

anch’esso un giorno esploderà

e cesserà di esistere.

Faresti meglio a tornare al bianco e nero

dell’assenza di colori,

perché solo non conoscendo puoi non amare.

E gli occhi chiari dell’ennesima Jolene della tua vita

non avrebbero più ragione d’essere.