59. “Un sorriso”

14 agosto 2012

Non è splendido il mio sorriso,

ma è splendido il ricordo che mi evoca.

Tu, che con parole elementari

lo elogi davanti ai presenti,

non curandoti ubriaco della loro presenza.

Io sento ancor più di te

l’alcol che mi canta nelle vene

e non ho respinto l’invito alle danze

di nessun bicchiere.

Brilla di attonita allegria, esplodo

in un commento stupito dell’accaduto

e ti urlo senza moderare gli strilli

che è la prima volta che…

Ma a portare a compimento la frase

subentri tu, mezzo curvo di fronte a me,

che sono totalmente incline a te.

“Che ti faccio un complimento”,

dici non sussurrando

con improvvisa fatalità.

Devi esserti allenato

a leggermi nel pensiero,

per esigenze di sconosciuti generi

o per allettare il tempo morto.

Non do altra spiegazione a questo oracolo.

Non approdo a conclusioni

nel tuo verbale oceano.

Davvero senza parole,

perché mi hai rubato le parole dalla bocca.

E con tutta onestà,

non so se rallegrarmi di questo furto

o se rimpiangere il contenuto

dell’amara refurtiva.

Se tu fossi regista, e io attrice,

ora mi potresti riprendere ascoltare

il suono dell’acqua cadere dalle tue dita.

Come vorrei essere pianoforte.

Esaudire il tuo sogno d’infinito

attraverso i miei tasti

e farti sospirare in bianco e nero.

Tu, che dell’arte sei allievo e maestro,

ne trarresti da artigiano della musica

il massimo splendore,

e beati ne sarebbero i presenti.

Beami ancora un po’ di queste perle di catarsi,

oh immagine sublime

che di quest’apostrofe sei referente,

e lasciati dar vita

nel buio creativo di questa stanza da letto.

Un tempo mi dicesti serio,

con l’onestà di un ubriaco,

che sarei dovuta diventare pianista.

Smettere di bramare le tue corde

per concedermi ai tocchi sopraffini

delle piume sulle ali.

Angelico fosti allora,

nella verità segreta di una frase non più ricordata;

e ci sono io che la raccolgo ora,

lettera dopo lettera,

per renderle giustizia e ricostruirne la memoria.

Mi sciolgo i capelli incatenati

e respiro libertà.

Sono libera di credere che le tue esortazioni

fossero per plasmarmi amante perfetta;

che gli occhi tiepidi nonostante il freddo

non mentissero sul loro stato di vita.

Tu non menti mai.

Piuttosto fai rispondere il silenzio,

non sporcandoti le mani,

ma non menti mai.

E se prometti ciò che non puoi offrire

dimentichi di aver messo la mano sul cuore,

così la promessa non avrà più alcun valore.

E’ per questo che ti credo incondizionatamente,

e non ho aspettative sul tutto

e non ho aspettative sul niente.

Saperti a mille chilometri da qui è angosciante.

Riascoltarti nelle note mai create

della pianista che c’è in me

inasprisce di surreale quest’inquietudine

e dà un sottofondo propenso all’infondata attesa

di un’ascesa alle più ultime realtà.

Vaneggio mentalmente.

Chiamo le canzoni con la forza del pensiero

e mi illudo che tu le possa origliare.

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