Gelsomino Blu

26 maggio 2014

Blue Jasmine

Ho sempre voluto poter ritornare.

Ma come si spezzano lunghi mesi di gelo? Quando si abbatte su di te la prima gelata della stagione, non puoi che attendere il tiepido disgelo del primo caldo. Cosa accade, però, se l’inverno non si placa? Chi comanda il tempo? Chi lo addomestica alle proprie necessità e ai propri desideri? Lo stato di perenne stasi si fa presto inoffensivo, e il crogiolarsi diventa l’unica opzione.
Perdere tutto è più facile che morire. E quanto pesa una vita vuota…! o svuotata.

Vorrei chiedere scusa a chi mi ha cercato senza trovarmi. Qui, e altrove.
Non passa giorno che io non ci pensi.
Il bene non è cambiato. Sotto questa lastra di ghiaccio che mi ha immobilizzato c’è ancora un cuore che vuole battere.
E queste parole sono davvero poco, me ne rendo conto. Ma è pur sempre un inizio.

Un abbraccio a tutti,
Paola.

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Un ri-aggiornamento

19 ottobre 2012

Leggere qui.

62. “Soffione”

22 settembre 2012

Ti penso a gambe aperte.

Questo è omicidio preterintenzionale, ragazzo.

Lascio che l’aria lenisca il caldo

e non aprire la porta

mi porta a quest’ermetica chiusura.

Sigillo il senso di lontananza sotto vuoto

e ti faccio venire qui vicino.

Si sta bene senza preoccupazioni.

Troppo spesso chiusa in questa stanza

per avere aspirazioni.

Ne ho soffiata via una di proposito,

dopo averla già persa,

perché è giusto celebrare chi sceglie di andare.

E così ho chiesto ai petali di un soffione qualunque

di seguire il vento

e di non lasciare mai solo il mio abbandono.

Quanto mi resta è ancora qua, tra le mani:

un gambo secco

che non ha la dignità della vita.

Pare quasi come costringere un ricordo

a prendere la forma del futuro:

pura opera da prestigiatori.

Ma se diverrò io stessa

l’artefice della presunta magia

potrò forse passare

dalla misera illusa che sono

all’essere un giorno l’illusionista.

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Un aggiornamento

30 maggio 2012

Nuova pagina sul blog.

Un aggiornamento per me importante.

Leggere qui: https://poemonapage.wordpress.com/un-aggiornamento/

47. “Veli”

1 marzo 2012

La luna splende anche attraverso il lino bianco della tenda,

e io non posso che chiedermi

se dietro il velo di malinconia che mi offusca gli occhi

ci sia fonte di luce anche per me.

La cerco sovente negli occhi di ragazzo,

ma è un bagliore tanto dirompente che mi fonde il cuore.

Mi domando se esista sguardo non assassino.

Quello che lieve si posa sul volto con delicata insistenza.

Quello che si esprime senza pause

in un alfabeto dalle più alte combinazioni.

La ricerca è da considerarsi sospesa,

momentaneamente disillusa

da quel ramo d’albero che ora copre la visione.

Il moto della Terra ha spostato la Luna in un nascondiglio,

ed è forse così che per la mia scoraggiata felicità

si tratta solo di temporanea eclissi di Luna.

Per il vostro 2012

14 gennaio 2012

Cliccare qui.

Stasera mi sento brutta. Priva di valore.

Sarà la solitudine, che di nero mi vestiva,

ad aver dipinto il mio specchio.

Non c’è specchio più assassino

dello specchio dei miei occhi.

Ne resto trafitta.

Vedo ciò che sento, che in questo momento

altro non è

che un grosso carico sulle spalle.

Sono pesante. Mi vedo in tutta la mia gravità.

Incedo a passi gravi sulle pietre del pavimento,

affondo una massa deforme nelle pieghe del divano.

Sono qui per cosa? Per guardare.

Gente felice e ignara della propria felicità.

Per contrasto mi misuro,

come una matita a grafite

su un pezzo di carta segnato.

Il loro colore è il nero del mio buio,

e io mi sento nuovamente brutta.

C’è qualcuno qui che mi vede bella?

Se c’è, parli.

Insultatemi pure, vomitandomi addosso

la verità.

Io non piangerò

perché avrò già capito.

Desisto dal farmi un nulla.

Desisto,

e tutto è davvero troppo.

Appunti.