36. “Un po’ nuda”

20 novembre 2011

Gambe nere di autoreggenti e pelle scoperta,

sul pavimento gelido della mia stanza da letto.

Mi piace essere un po’ nuda mentre scrivo queste parole.

L’afflizione d’amore s’accascia su di me

come uomo che mi getta a terra,

e, piegata su me stessa, percepisco lieve il mio profumo.

Nella luce smorzata del lampione attraverso la tenda

intravedo nello specchio una figura discinta.

Ora mi sento meno sola.

Un tocco che non pare il mio si fa strada

dal reggiseno ai suoi segreti,

e nella presa morbida delle voluttuosità che m’appartengono

giurerei di essere qui insieme a te.

Prona o supina in base a dove ti sento

illudo l’aria di poterti incontrare,

ed essa, provata dalle mie menzogne,

punisce i miei sensi ricordandomi dell’inverno.

Ogni piastrella mi punge di freddo,

e i miei occhi vedono i miei stessi occhi riflessi.

Quella stretta che si aggrappa al mio petto

è calda come le tue mani da panettiere,

e io non mi voglio affatto coprire

perché coperta o vestaglia

sarebbe sipario di questo vivente mio sogno.

Non ti so dire di no poiché no non sussiste.

Cos’altro è un no se non

del tuo nome la prima e l’ultima lettera?

Sei tu la negazione, non io.

Io non faccio che accondiscendere all’illusione di te

e discendere con la mano sempre più dentro me.

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