Rincorro sogni correndo più forte di loro

e sorpasso le verità non lasciandomi seguire.

Così mi ritrovo nel bel mezzo del nulla più aperto,

come è il cielo senza luna.

Scorgo la meta percorrendo il paesaggio,

intravedo la fine già a metà del viaggio.

E non mi oriento tra la folla se la folla è solitaria:

più persone come una

non fanno che confondere come nessuna.

Chiedo un braccio a chi è cieco,

e il cieco mi chiede un occhio.

Rispondo che tanto non so vedere

se sul cuore c’è il malocchio.

La sfortuna di chi non è corrisposto

è la fortuna della poesia,

che si nutre di un vago vasto

nel mare della sua sofia.

Corrode le menti più acute nei girovagare di parole,

ritrova quelle perdute nei girotondi fuori le scuole.

Come se la tua infanzia vivesse una nuova gioventù,

restituendoci bambini senza peccati né virtù.

Quando il mondo ha il senso del nonsenso,

e la nitidezza della chiarezza

 rispecchia il mistero dell’incomprensione,

allora, se ad oggi mi sento incapace di capire,

capisco che fanciulla sono di nuovo finita per tornare.

Solo che un tempo il non trovarsi più

era lo specchio di un gioco ingenuo,

del tutto privo di quell’incertezza asfissiante

che oggi ci arresta il respiro

e ci induce a domandare a un passante

quale sia la via più adatta da imboccare.

Chiederemo sempre indicazioni,

eppure seguiremo soli la nostra strada:

chissà che mai conduca a ritrovare chi siamo.

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8. “Rime senza titolo”

19 settembre 2011

Amore amaro che d’amar non vuol pensar,

umore scuro nero notte da sognar,

edulcorar la pillola con idee nuove da pullular,

fin ad accender la lucciola, fragile torcia per illuminar.

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