Predìco il passato insieme a te.

Pongo domande ai miei “perché?”.

Interrogo questioni che vengono da sé

rispondendo a responsi di chissà che.

Viziosi i circoli

che rettamente s’allineano

in file continue

spezzate da lati

che rigidamente s’incurvano.

In virtù del loro malcostume

virtuosamente non scordano il vizio,

e sulla faccia accipigliata di un tizio

notano ciechi la sua felicità.

Occhi slabbrati, dettagli generalizzati.

Cuori quadrati, singoli spaiati.

La via alla verità è assolutamente

relativa:

se scegli al bivio di proseguire diritto

avrai scelto relativamente

alla tua indecisa

assoluta caparbietà.

Chi si ferma è perduto

mentre avanza nella relatività,

e trova la certezza

nel dubbio di chi sa.

Lascia segni profondi

sulla superficie dell’acqua –

col morto a galla affondi

campando di superficialità.

Sguardo sboccato, perfetto non immacolato.

Vivido slavato, unico accoppiato.

Sei un astuto sprovveduto,

uno zoppo senza braccia.

Solo tentacoli ingannevoli

in una stretta

che mai m’abbraccia.

Mi disseto del liquido nero

della notte inoltrata,

mi avveleno di noi

e di quella notte mai passata.

Se conto i minuti

perdo il loro conto,

se conto gli attimi

non ne basta il momento.

Credo nell’eternità,

ma non della durata:

della profondità.

Non gioco alla poesia:

chi si contraddice è semplicemente

la realtà.