Ti scrivo.

Non mi leggerai mai,

ma ti voglio scrivere.

Notte su notte

scrivo lacrime sulle gote,

giorno dopo giorno

ritorno innamorata di ritorno.

Mi trovo sempre

a invocare una penna,

che l’inchiostro sappia ascoltare.

Detto immagini di sfogo

in parole di quadro

e narro storie di appassire

in rose da raccontare.

Fedele è il quaderno

che raccoglie i miei sussulti,

profumato di ricordi stagionali.

E arricchito,

di dettagli un po’ carnali,

di scandali ideali.

Da promesse non formali

in sorrisi particolari

a idee complementari

alle idee naturali

spazia il germe del divenire amore.

E non tardi

si accovaccia sul tappeto del dolore,

come una rima che va a caccia

senza ritegno né pudore

e si accontenta dello scontato

nell’indagine del creato

e dimora in luoghi comuni non marginali

piuttosto che in quelli surreali.

Allora il previsto

prende la forma della previsione,

il mai visto quella dell’aquilone

che sa nuotare tra le nuvole

nel mare del cielo,

e sa scegliere quando toccare terra

o quando librare in volo.

Non è del tutto libero,

ma almeno può incontrare

la sua fantasia.

Non come lo scontato

che non può scontare

la sua malattia.

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Il mondo la notte ha sonno.

E’ per questo che ti lascia sola.

Sola a respirare ispirazione.

Sola a invocare liberazione.

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35. “Scripta manent”

13 novembre 2011

Poco fa mi è venuto alla mente come non l’abbia mai fatto

di scrivere a penna le parole ti amo.

Mai le mie mani hanno fatto quel movimento,

un gesto lento e affusolato che delineasse

su una superficie di qualsiasi genere quella forma.

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Strani modi di comunicare, i nostri.

Sarà che tu non hai molto da dirmi,

quando io invece ho voglia di svelarmi.

Saranno le liquirizie, le distanze e le delizie

a ispirarci questi giochetti sottili di tiro al bersaglio,

con messaggi in codice dalle sembianze di consiglio.

Le nostre dichiarazioni, sotto forma di canzoni,

sono quanto di più sensuale io conosca,

perché così sensualmente si insinuano nella mia mente

ronzandoci dentro a mo’ di mosca.

E a ogni ascolto di una tua canzone

rimando a te quell’emozione,

sintonizzandomi col mio pensiero

sulle frequenze del tuo, finché il testo

che in esso proietto diventa anche suo.

Deciframi i tuoi segreti quali due amanti lieti

che si ritrovano nello stesso letto

e con un solo cuore nel petto.

Decodifica il mio amore come un giorno di ventiquattrore;

lo so che sembra strano, ma non lasciare che ti ami invano.

Rinvieni la chiave che volta la serratura

e, una volta trovata, entrami con cura.

Fa’ passi lenti, ma non temendo la paura,

tieni i lumi spenti che fa già luce la fessura.

Angusto è lo spiraglio dal quale mi vedrai,

come a dirti che non dovresti smettere di sognarmi, mai.

Sebbene le parole abbiano spesso una veste felice,

capita a volte che si comportino da attrice:

ammalia e seduce mostrandosi vogliosa

per poi scoprirsi e non trovare più la sposa.

In quei momenti maledico allora i nostri giochetti,

così afflitti dai tuoi mai e dai furbi dispetti.

Sei scaltro ad allontanarmi con le parole,

ma non abbastanza uomo da farlo alla luce del sole.

Voglio ascoltare la musica insieme a te.

Sdraiarmi su un cuscino morbido vicino a te.

Seguire le parole nei tuoi occhi,

battere il ritmo nel tuo sguardo.

Nessuno mai mi legge lo sguardo.

Sai, nessuno mai.

Nel tuo si può pescare,

tuffarsi in un pozzo di profondità.

Dove si tocchi il fondale

è misteriosa incomprensibilità.

Voglio dirigere il tuo respiro intonato

nell’armonia che ci sovrasta,

e cantare con le occhiate sonore

della nostra comoda orchestra.

Facciamo un delizioso concerto,

io e te assieme.

Sublime

come il sublime inseparabile del cielo

che sdraiato sulla terra

la spoglia del suo velo.

E in un’eterna prima notte di nozze

ama la sua sposa non appena fa notte.

Così io suolo,

tu volta celeste,

sta’ sopra al mio cuore

nudo della sua veste.

Soffia intime passioni,

fa’ piovere di gioia

calde emozioni.

Bisbigliami all’orecchio

le tue mani avide di pensieri,

sfiora sulle mie gote

le parole dei cantautori.

Che almeno loro s’arrogano il diritto

di chiamarci

dolci amori”.

8. “Rime senza titolo”

19 settembre 2011

Amore amaro che d’amar non vuol pensar,

umore scuro nero notte da sognar,

edulcorar la pillola con idee nuove da pullular,

fin ad accender la lucciola, fragile torcia per illuminar.

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