La bellezza mi è sfrecciata accanto

 mille volte senza salutare.

Vivo nel mondo dell’immagine

ma vorrei vivere in quello del suono,

dove gli occhi chiusi non destano paura.

Parlo per mancanza, penso per privazione,

 lo so. Le mie sono solo le parole egoiste

di chi non è capace di eguagliare

la meraviglia del mondo.

Vedere come vengo male in fotografia

mi ricorda di come vengo male

nella vita reale – non c’è luce

o buio che tengano.

Oggi sei quello che l’occhio vede,

e guardare la mia immagine

mi mette sempre tristezza.

C’è qualcosa che posso fare per me?

Solo scrivere versi sciolti

sedendo accanto a un cappottino rosso

di quando ero bambina.

Già allora strappavo le pagine

delle riviste di moda

per deturparle dalla loro patinata

perfezione, quasi desiderosa di condividere

con esse il mio sentirmi a pezzi.

Davvero eccello in bruttezza?

Secondo queste pagine

molto probabilmente sì.

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