62. “Soffione”

22 settembre 2012

Ti penso a gambe aperte.

Questo è omicidio preterintenzionale, ragazzo.

Lascio che l’aria lenisca il caldo

e non aprire la porta

mi porta a quest’ermetica chiusura.

Sigillo il senso di lontananza sotto vuoto

e ti faccio venire qui vicino.

Si sta bene senza preoccupazioni.

Troppo spesso chiusa in questa stanza

per avere aspirazioni.

Ne ho soffiata via una di proposito,

dopo averla già persa,

perché è giusto celebrare chi sceglie di andare.

E così ho chiesto ai petali di un soffione qualunque

di seguire il vento

e di non lasciare mai solo il mio abbandono.

Quanto mi resta è ancora qua, tra le mani:

un gambo secco

che non ha la dignità della vita.

Pare quasi come costringere un ricordo

a prendere la forma del futuro:

pura opera da prestigiatori.

Ma se diverrò io stessa

l’artefice della presunta magia

potrò forse passare

dalla misera illusa che sono

all’essere un giorno l’illusionista.

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